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Brandelli di pensieri

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LA DISTANZA DEL FUCILE La distanza del fucile. Lo spazio,  che permette il distacco. L'altro  che ottiene un volto  indistinto e ostile. Più facile da identificare con il Nemico.

Brandelli di pensieri

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  Suoni e rumori che martellano,  scivolano, si avvolgono, in spirali assordanti. Aspirando tutto ciò, che gli sta intorno. Ma non smetterei mai di ascoltare, perché a volte,  nel rumore si nasconde la musica. Sono i piccoli ricordi, un po' sgranati,  in bianco e nero, che ci sembra di perdere, poco dopo che sono nati. Sono quelli, in realtà, che vanno a riempire  i vuoti che il futuro ci lascerà.

Trame e tragitti

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  TRAME E TRAGITTI  Che cos’è un viaggio se non un tempo in un altro spazio. Che questo spazio sia vicino o lontano, conosciuto o sconosciuto poco importa, è la nostra attitudine al viaggio che fa la differenza. Predisporsi allo straordinario anche nello spazio più ordinario.  Ho sempre amato viaggiare, forse perché fin da piccola il viaggio l'ho vissuto non come l'abbandono di un luogo, ma la scoperta di un altro, ed il treno è stato uno degli strumenti che mi hanno portato a nuove scoperte. Così ancora oggi, il treno resta il mio strumento di viaggio preferito. Oggi di nuovo decido di farmi trasportare da lui, in un altro spazio, in un altro tempo. Per fortuna mi basta poco, una spesa sostenibile anche dalle mie tasche sensibili. Scelgo l'abbigliamento con cura, né troppo né troppo poco, l’isola è inclemente, uno strato in più in meno può fare la differenza dopo dieci minuti di camminata tra le calli. Raccolgo la borsa, le chiavi di casa e mi avventuro fuori. Nel giardi...

Brandelli di storie

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  IL NERO La sua famiglia commerciava in stoffe, filati e tutto quanto fosse necessario. Questo aveva sempre garantito un privilegio: una certa libertà di movimento. Erano tra i pochi abitanti dell'Isola ad avere la possibilità legittima di viaggiare, uscire dai confini per raggiungere altre città, altri centri dove scambiare, acquistare, scovare i materiali più pregiati, così come quelle più economici per vestire la comunità dell’Isola.  Tutta la loro vita scorreva tra colori, stoffe tra i più variegati mentre la loro professione li obbligava ad indossare il nero. La sua strada, la sua vita erano già decise, definite come il suo posto nella comunità, senza colori, al servizio di tutti, alle dipendenze di nessuno. La loro era una conoscenza antica , legati dalle circostanze e dalle professioni delle loro famiglie. Da piccoli, ogni volta che i loro padri si incontravano per affari, che fosse nel loro magazzino o nell’atelier della famiglia di Alia, loro due passavano ore a s...

Brandelli di pensieri.

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  Di cosa è fatto, un futuro consapevole? Di un passato sopito,  ma non dimenticato,  di un futuro che, sussurra all’orecchio molteplici possibilità, di un presente in ascolto,  immerso nell’istante, Consapevole di essere solo un frammento di tempo, un passaggio, un seme di futuro. 03/2023 Quando il passato,  non è più solo custode di ricordi,  ma è anche definito da mancanze, in quel momento, il futuro,  l'istante, la vita,  cambiano velocità. 02/2023

Brandelli di storie

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  una donna Aida di nuovo, quella mattina, si era ritrovata a scrutare la distesa d’acqua, il limite, alla ricerca di qualcosa che non riusciva ancora a definire chiaramente. Seduta di fronte alla laguna, il suo stato d’animo non era migliorato. Dal suo arrivo al bastione l’inquietudine aveva preso forza e i dubbi avevano generato altri dubbi anziché dissiparli. Ora era qui a fissare uno schermo che le restituiva tratti di una vita che stentava a riconoscere come sua. In fondo molte storie iniziano proprio così: con qualcuno che si pone delle domande, con qualcuno che si racconta. La sua capacità di scandagliare i sentimenti, le motivazioni, era anche ciò che l’aveva fatta diventare così brava nel suo lavoro: la ricerca di fuggitivi, quelli più difficili da trovare. Immaginare le possibilità era sempre stato, non solo il suo compito, ma anche una sua capacità innata, o fragilità a seconda dei punti di vista. Per il Sistema era una capacità, per ora. Stava a lei immaginare i fu...

Mi basta un kiwi

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  MI BASTA UN KIWI E' sufficiente che veda un kiwi, (si proprio il frutto!) in un supermercato o in foto, o una foglia di felce argentata su un qualsiasi maglione, perchè ritorni vivida in me l'emozione di quel viaggio, il primo vero viaggio della mia vita. Grazie a quel viaggio la frase: “il viaggio più importante della mia vita” non è più solo un modo di dire ma palese e cristallina evidenza per me. Il 16 gennaio 1990 quando, con tante idee, poche aspettative e qualche convinzione, salii sul primo aereo della mia vita con destinazione Nuova Zelanda, avevo un biglietto aperto per un anno, il nome e le foto della famiglia che mi avrebbe ospitato (che sarebbe poi diventata la MIA FAMIGLIA), la guida della mia scuola: Taumarunui High School, e una valigia per tutte le stagioni. Dopo due anni di preparativi finalmente tutto prendeva una dimensione reale:  la mia esperienza Intercultura(le) stava iniziando, e come scoprii in seguito non sarebbe mai finita. Sono partita da casa,...

Brandelli di storie

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  Considerato che la maggior parte degli esseri che incrociava, parevano semplicemente cercare di sopravvivere alla vita e a se stessi, quello che trovava sorprendente era notare, ancora, in mezzo a quel flusso di mediocrità, qualcuno disposto invece, a fare lo sforzo di vivere. Osservava queste poche creature guardare la propria esistenza con occhi disincantati, ma allo stesso tempo affamati di vita, di esperienze, e questo rimpolpava la speranza, anche solo per brevi attimi. Come in una sorta di acquario cosmico, osservava la superficie appannata in cui la maggior parte delle esistenze si dipanava. Esseri che rincorrevano materie destinate a estinguersi nell'arco di un tempo, lungo breve, ma già definito.  Solo pochi scrutavano questo spettacolo insulso, consapevoli di essere solo un istante di vita, in un universo che non misura il tempo. Il resto si credeva padrone di luoghi e tempi, che in realtà erano solo in prestito, destinati ad essere dimenticati o reclamati di nuovo...
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  LA FESSURA Seduta sul materasso fissava il paesaggio che la attendeva al di là della finestra. Il tetto del palazzo di fronte ogni giorno si popolava, ad intervalli quasi regolari, di diverse figure, diventando suo malgrado sede d'importanti attività. Mentre osservava, quasi assorta, uno di questi momenti di operosità, rifletteva: "la mia scelta di essere spettatrice della vita mi ha permesso di sviluppare una fantasia quasi rarefatta, dove personaggi si mescolano in spazi, storie e tempi diversi, per questo motivo il mio sentirmi più persone in una l'avevo sempre vissuto come condizione fatalmente normale, anche se la mia convinta normalità non mi è stata per niente di supporto quando ho deciso di guardare in faccia la mia realtà. La mia vita si riassumeva così: un palese caso di "schizofrenia culturale". Finalmente la sua patologia le si rivelava chiara in tutti i suoi sintomi: strani sentimenti di appartenenza verso luoghi mai conosciuti e al contrario qu...
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  Non è la paura di vivere,               che mi ferma,  è il timore di essere incapace, di non riuscire,  ad apprendere la vita nella sua pienezza, il timore, che l'incertezza, diventi un sistema, un canone di scelta, che non riesca a lasciarmi nulla,  della vita che ho vissuto. 19/04/1999 Vedo la bellezza nelle cose di ogni giorno. Incapace di raggiungere la realtà mi cullo   nei miei sogni, posticipando il risveglio in un mondo  che spesso mi delude, ma che, come un'amante mi ammalia e non so smettere di amare e cercare. 16/11/1999 Ho visto persone derubate della propria appartenenza, non riconoscersi,  mentre si specchiano nei loro simili. 22/09/2000
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I am the passenger   Lo confesso, resto sempre un po' spiazzata dallo sconcerto che certe persone manifestano quando affermo che mi piace andare in moto, ma soprattutto mi piace essere il passeggero. Sarà che tra i miei ricordi più vividi e più belli dell'infanzia ci sono i giri in moto con mio papà. Un appassionato di due ruote, quando se ne andato, tra le sue cose ho ritrovato vecchie pubblicità della Guzzi degli anni ’50 e ’60, un salto nel passato. Una passione che in qualche modo mi ha trasmesso, non tanto per il mezzo meccanico in sé, ma per l'esperienza delle due ruote, la spensieratezza e quel gusto sottile del pericolo che o ti affascina o ti blocca.   Così quando ero piccola, mio padre pur non possedendo una moto, aveva comunque modo di averne per le mani qualcuna ogni tanto, ed era in queste occasioni che mi diceva: "andiamo a fare un giro" e per me era il massimo.   Erano gli anni in cui i caschi li usavano solo i piloti, perciò mi sedevo dietro a lui,...