Mi basta un kiwi
MI BASTA UN KIWI
E' sufficiente che veda un kiwi, (si proprio il frutto!) in un supermercato o in foto, o una foglia di felce argentata su un qualsiasi maglione, perchè ritorni vivida in me l'emozione di quel viaggio, il primo vero viaggio della mia vita. Grazie a quel viaggio la frase: “il viaggio più importante della mia vita” non è più solo un modo di dire ma palese e cristallina evidenza per me.
Il 16 gennaio 1990 quando, con tante idee, poche aspettative e qualche convinzione, salii sul primo aereo della mia vita con destinazione Nuova Zelanda, avevo un biglietto aperto per un anno, il nome e le foto della famiglia che mi avrebbe ospitato (che sarebbe poi diventata la MIA FAMIGLIA), la guida della mia scuola: Taumarunui High School, e una valigia per tutte le stagioni. Dopo due anni di preparativi finalmente tutto prendeva una dimensione reale: la mia esperienza Intercultura(le) stava iniziando, e come scoprii in seguito non sarebbe mai finita. Sono partita da casa, diciassettene italiana, lasciando famiglia amici, affetti e abitudini per arrivare in una nazione giovane e nuova, di cui conoscevo chiaramente la posizione geografica, (esattamente agli antipodi rispetto all'Italia), ma solo vagamente popolazione e abitudini. Al contrario di molti non avevo scelto di vivere questa esperienza per imparare una nuova lingua, ma semplicemente spinta dalla curiosità, per scoprire come era la vita a 25.000 km da quella che allora era la mia unica casa. La voglia di mettermi alla prova, di scoprirmi, erano e sono ancora oggi la motivazione principale dei miei viaggi.
Il mio anno Intercultura è cominciato così: guardando attraverso il finestrino di un aereo un paese incredibilmente verde e decisamente poco abitato, con una domanda in testa: ce l'avrei fatta a resistere un anno?? una sorta di sottile e incosciente urlo di angoscia faceva da sottofondo alla concreta realizzazione del mio sogno.
Durante i primi mesi del mio soggiorno ogni esperienza era unica, ma spesso estranea e in alcuni casi incomprensibile, la lingua di cui non ero ancora padrona era più un ostacolo che un vantaggio. L'Italia sembrava così lontana e bella, ed era inevitabile paragonare usanze e abitudini. Con il passare del tempo cominciavo sempre più a capire: i codici di comportamento, le regole sociali a poco a poco diventavano chiare e naturali. Nei mesi successivi sarebbero diventate abitudini, quasi scontate e incontestabili, come prima era accaduto a quelle italiane. In quei dodici mesi sono andata a scuola, ho recitato Shakspeare il giorno del mio diciottesimo compleanno, ho visto un vulcano, i geyser di Rotorua, la capitale Wellington, Christchurch e Dunedin nell'isola del sud, ho fatto bungee jumping, nuotato nell'oceano, mangiato Hongi e sono stata accolta in un Marae. Ma la cosa più importante, quella davvero indimenticabile è stata conoscere e diventare parte della mia famiglia neo zelandese, trasformandomi da ospite in figlia e sorella, accettata, adorata (soprattutto per le manifestazioni culinarie di affetto che gli riservavo), coccolata e capita anche nei momenti più difficili. Quell'anno lo ricordo davvero come un momento cruciale per la mia crescita, come persona e come cittadina del mondo, che oggi si fa ogni giorno più piccolo, ma sapevo già che sarebbe finito.
Il ritorno a casa, paradossalmente è stato molto più difficile. L'illusione di ritornare alla vita italiana di prima per una sorta di diritto di nascita, lasciò posto ben presto alla delusione, alla frustrazione e ad una quiescente estraneità che emergeva (ed emerge) nei momenti più inaspettati. Per molti versi si ritorna stranieri nella propria terra, non si riconoscono più alcuni vecchi amici, si discutono le convenzioni che prima di partire erano abitudini, si contesta ciò che prima era scontato. È come quando, passato l'innamoramento si cominciano a vedere i difetti dell'amato e pur continuando ad amarlo non si può fare a meno di prendere coscienza dell'incontestabile evidenza.
Oggi, a 18 anni di distanza mi sorprendo ancora a pensare: ma in Nuova Zelanda non funziona così, solo che le cose si sono complicate perchè, con il tempo alla terra dei kiwi se ne sono affiancate altre, e così gli stili di vita le mentalità le abitudini più diverse mi si sono mescolate a quelle italiane, facendo di me una persona più ricca, sempre un po' estranea ma in fondo a casa dappertutto.
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