LA FESSURA Seduta sul materasso fissava il paesaggio che la attendeva al di là della finestra. Il tetto del palazzo di fronte ogni giorno si popolava, ad intervalli quasi regolari, di diverse figure, diventando suo malgrado sede d'importanti attività. Mentre osservava, quasi assorta, uno di questi momenti di operosità, rifletteva: "la mia scelta di essere spettatrice della vita mi ha permesso di sviluppare una fantasia quasi rarefatta, dove personaggi si mescolano in spazi, storie e tempi diversi, per questo motivo il mio sentirmi più persone in una l'avevo sempre vissuto come condizione fatalmente normale, anche se la mia convinta normalità non mi è stata per niente di supporto quando ho deciso di guardare in faccia la mia realtà. La mia vita si riassumeva così: un palese caso di "schizofrenia culturale". Finalmente la sua patologia le si rivelava chiara in tutti i suoi sintomi: strani sentimenti di appartenenza verso luoghi mai conosciuti e al contrario qu...
MI BASTA UN KIWI E' sufficiente che veda un kiwi, (si proprio il frutto!) in un supermercato o in foto, o una foglia di felce argentata su un qualsiasi maglione, perchè ritorni vivida in me l'emozione di quel viaggio, il primo vero viaggio della mia vita. Grazie a quel viaggio la frase: “il viaggio più importante della mia vita” non è più solo un modo di dire ma palese e cristallina evidenza per me. Il 16 gennaio 1990 quando, con tante idee, poche aspettative e qualche convinzione, salii sul primo aereo della mia vita con destinazione Nuova Zelanda, avevo un biglietto aperto per un anno, il nome e le foto della famiglia che mi avrebbe ospitato (che sarebbe poi diventata la MIA FAMIGLIA), la guida della mia scuola: Taumarunui High School, e una valigia per tutte le stagioni. Dopo due anni di preparativi finalmente tutto prendeva una dimensione reale: la mia esperienza Intercultura(le) stava iniziando, e come scoprii in seguito non sarebbe mai finita. Sono partita da casa,...
una donna Aida di nuovo, quella mattina, si era ritrovata a scrutare la distesa d’acqua, il limite, alla ricerca di qualcosa che non riusciva ancora a definire chiaramente. Seduta di fronte alla laguna, il suo stato d’animo non era migliorato. Dal suo arrivo al bastione l’inquietudine aveva preso forza e i dubbi avevano generato altri dubbi anziché dissiparli. Ora era qui a fissare uno schermo che le restituiva tratti di una vita che stentava a riconoscere come sua. In fondo molte storie iniziano proprio così: con qualcuno che si pone delle domande, con qualcuno che si racconta. La sua capacità di scandagliare i sentimenti, le motivazioni, era anche ciò che l’aveva fatta diventare così brava nel suo lavoro: la ricerca di fuggitivi, quelli più difficili da trovare. Immaginare le possibilità era sempre stato, non solo il suo compito, ma anche una sua capacità innata, o fragilità a seconda dei punti di vista. Per il Sistema era una capacità, per ora. Stava a lei immaginare i fu...
Commenti
Posta un commento