IL NERO La sua famiglia commerciava in stoffe, filati e tutto quanto fosse necessario. Questo aveva sempre garantito un privilegio: una certa libertà di movimento. Erano tra i pochi abitanti dell'Isola ad avere la possibilità legittima di viaggiare, uscire dai confini per raggiungere altre città, altri centri dove scambiare, acquistare, scovare i materiali più pregiati, così come quelle più economici per vestire la comunità dell’Isola. Tutta la loro vita scorreva tra colori, stoffe tra i più variegati mentre la loro professione li obbligava ad indossare il nero. La sua strada, la sua vita erano già decise, definite come il suo posto nella comunità, senza colori, al servizio di tutti, alle dipendenze di nessuno. La loro era una conoscenza antica , legati dalle circostanze e dalle professioni delle loro famiglie. Da piccoli, ogni volta che i loro padri si incontravano per affari, che fosse nel loro magazzino o nell’atelier della famiglia di Alia, loro due passavano ore a s...
Considerato che la maggior parte degli esseri che incrociava, parevano semplicemente cercare di sopravvivere alla vita e a se stessi, quello che trovava sorprendente era notare, ancora, in mezzo a quel flusso di mediocrità, qualcuno disposto invece, a fare lo sforzo di vivere. Osservava queste poche creature guardare la propria esistenza con occhi disincantati, ma allo stesso tempo affamati di vita, di esperienze, e questo rimpolpava la speranza, anche solo per brevi attimi. Come in una sorta di acquario cosmico, osservava la superficie appannata in cui la maggior parte delle esistenze si dipanava. Esseri che rincorrevano materie destinate a estinguersi nell'arco di un tempo, lungo breve, ma già definito. Solo pochi scrutavano questo spettacolo insulso, consapevoli di essere solo un istante di vita, in un universo che non misura il tempo. Il resto si credeva padrone di luoghi e tempi, che in realtà erano solo in prestito, destinati ad essere dimenticati o reclamati di nuovo...
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