I am the passenger

 
Lo confesso, resto sempre un po' spiazzata dallo sconcerto che certe persone manifestano quando affermo che mi piace andare in moto, ma soprattutto mi piace essere il passeggero. Sarà che tra i miei ricordi più vividi e più belli dell'infanzia ci sono i giri in moto con mio papà. Un appassionato di due ruote, quando se ne andato, tra le sue cose ho ritrovato vecchie pubblicità della Guzzi degli anni ’50 e ’60, un salto nel passato. Una passione che in qualche modo mi ha trasmesso, non tanto per il mezzo meccanico in sé, ma per l'esperienza delle due ruote, la spensieratezza e quel gusto sottile del pericolo che o ti affascina o ti blocca. 
Così quando ero piccola, mio padre pur non possedendo una moto, aveva comunque modo di averne per le mani qualcuna ogni tanto, ed era in queste occasioni che mi diceva: "andiamo a fare un giro" e per me era il massimo. 
Erano gli anni in cui i caschi li usavano solo i piloti, perciò mi sedevo dietro a lui, che mi diceva tieniti stretta e lì per me iniziava una splendida avventura. Stretta dietro a mio papà, la velocità che mi scompigliava i capelli, il vento che scorreva veloce sui vestiti e il paesaggio che scorreva veloce davanti a me, accompagnata dal rombo della moto, tutto mi faceva sentire libera e totalmente felice. 
Non è un caso che io il mio compagno ci siamo ritrovati in sella ad una moto.
Ancora oggi quando salgo in sella alle spalle del mio compagno, l'anticipazione che sento è simile a quella di quando ero bambina, perché fare il passeggero e assaporare il viaggio è un po' una filosofia di vita. Certo non sempre è una posizione comoda, ma da lì si può vivere tutto, lasciarsi trasportare tra i tornanti alle curve, allungarsi, sentire la velocità quando la strada si allarga, seguire il flusso della fisica e danzare, insieme, sul ritmo dettato dall'asfalto. 
Essere alla guida è di sicuro un'esperienza unica, ma per me farmi cullare dalle pieghe dei cambi di direzione mentre il mio sguardo si restringe e si allarga su vallate, boschi e montagne, è sempre un'esperienza speciale, che mi libera la mente e mi fa vedere le cose in modo diverso. 
Ognuno nel suo casco, in sé stesso, ma legato in una sintonia che quasi diventa unisono, un po' come nella vita a due, tutto funziona se si forma un equilibrio fluido, che si può adattare ai cambi di velocità e direzione rimanendo sul filo, ma sempre in piedi. Mentre scendiamo a valle, a volte apro il casco, allargo le braccia e mi faccio cullare dall'illusione di volare, ed è un attimo, un istante di pace, sospensione e leggerezza. 
Quando tutto attorno si muove ad una diversa velocità, mentre tu non ne hai alcun controllo, le cose diventano più fluide, meno attorcigliate, tutto si risolve nella prossima curva, nella prossima piega, mentre si scorge la strada, che non si può anticipare, ma solo affrontare un chilometro alla volta. 
EffeCi


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